12 maggio 2009

Il petrolio a 60 dollari a barile


Il petrolio ha aperto a 59,79 dollari al barile al mercato di New York, segnando un rialzo del 2,2%. Pochi minuti prima dell'avvio ufficiale della seduta, negli scambi elettronici le quotazioni del greggio avevano toccato i 60 dollari al barile per la prima volta dall'11 novembre. Sui mercati asiatici, invece, in mattinata il greggio aveva aperto in calo 'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) ha reso noto che la capacità produttiva petrolifera globale è destinata a scendere di 1,7 milioni di barili al giorno nel 2009, a causa del calo della domanda legato alla crisi economica. Lo scorso 10 aprile l'Aie ha ridotto di un milione di barili al giorno le stime sulla domanda di petrolio mondiale, portandola a 83,4 milioni di barili al giorno, il minimo dal 2004. L’Opec non dovrebbe ritoccare le quote di produzione se i prezzi del greggio continueranno ad aumentare: lo ha annunciato il ministro dell’Energia algerino Shakib Khelil, in vista del vertice Opec che si svolgerà il 28 maggio a Vienna. Il barile dovrebbe raggiungere i 63 dollari entro la fine dell’anno, secondo quanto aniticipato dal ministro algerino.

P.S= ma una volta finito il petrolio e quindi saranno finiti gli interessi le nostre macchine come cammineranno?? Le persone che si sono fatte i soldi sul petrolio ,cambieranno in un certo senso di gestione e si faranno interessi anche sul metano??? io penso di si e voi??

11 maggio 2009

Bicicletta omicida!


Andare in bicicletta è più pericoloso che andare in auto o in moto. Ogni giorno infatti sulle strade italiane perde la vita un ciclista, 40 finiscono al pronto soccorso, molti vengono ospedalizzati. È come se ogni anno sparissero due gruppi del Giro d'Italia a causa degli incidenti stradali. È quanto emerge da un'inchiesta pubblicata su «Il Centauro» di maggio, organo ufficiale dell'Asaps, l'associazione amici sostenitori della Polizia Stradale. Nel 2007 (ultimo anno in cui sono disponibili i dati Istat) si sono verificati in Italia 15.713 incidenti con coinvolte biciclette, nei quali hanno perso la vita 352 ciclisti (249 conducenti e 3 trasportati), mentre 14.535 sono rimasti feriti. Fra le vittime 289 sono maschi (82%) e 63 le femmine (18%). Ma ciò che è più importante è l'incremento dell'11% della mortalità rispetto al 2005 e un aumento del 16,5% dei feriti. Il rischio di mortalità, calcolando come valore medio 1, per le biciclette è di 2,18, il più alto in assoluto. Per le autovetture il tasso di mortalità è pari a 0,78, per i camion 0,67, per i pullman 0,48, per i ciclomotori 1,06, per le motociclette 1,96. La percentuale dei ciclisti fra le vittime della strada è passata poi dal 5,3% del 2004 al 6,9% nel 2007. Quella dei feriti è passata dal 3,7 al 4,5%. Infine i bambini da 0-14 anni che hanno perso la vita con la bici nel 2007 sono stati 12 (11 maschi e 1 femmina): 2 nella fascia fino a 5 anni (di cui uno trasportato), 1 in quella da 6 a 9. 9 da 10 a 14 anni.

7 maggio 2009

Inchiesta sulla morte di Marcelletti


Sarà eseguita l'autopsia sul corpo di Carlo Marcelletti, il cardiochirurgo deceduto mercoledi a Roma per un arresto cardiaco L'accertamento sulla salma del medico (già posta sotto tutela giudiziaria) sarà affidato, sabato prossimo, dal pm Elisabetta Ceniccola della procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per o«atti relativi», ovvero senza ipotesi di reato e senza indagati. Al momento una ipotesi di suicidio del cardiochirurgo non viene presa in considerazione dalla procura capitolina perché nonpenalmente rilevante. Diverso sarebbe se fosse riscontrata dagli accertamenti una istigazione al suicidio. Al momento tuttavia nessuna delle due ipotesi viene presa in considerazione. Il pm Ceniccola vuole capire soltanto le cause del decesso di una persona che si era recata spontaneamente in ospedale, un medico non troppo avanti negli anni e in apparente buona salute, a parte i presunti problemi legati ad una depressione. Secondo quanto si è appreso, Carlo Marcelletti non ha lasciato alcun biglietto scritto. Nei prossimi giorni il pm intende sentire i medici che lo hanno avuto in cura, nonché amici e familiari, in particolare la moglie. A parlare di un Carlo Marcelletti avvilito e depresso, «molto rattristato» dai guai giudiziari sono in molti all'indomani del decesso del medico, coinvolto, un anno fa, in alcune vicende giudiziarie legate alla sua attività professionale che lo hanno portato agli arresti domiciliari a Palermo. Marcelletti aveva ancora molti amici nelle Marche, la regione dove era nato, a Maiolati Spontini (Ancona) nel 1944, e dove aveva iniziato la carriera al Cardiologico Lancisi del capoluogo negli anni Settanta. Il medico deceduto aveva mantenuto in particolare rapporti con Ancona e con Sirolo, nota località turistica della Riviera del Conero. Il sindaco di Sirolo Giuseppe Misiti, uno degli amici di vecchia data, non lo vedeva da tempo, «ma ogni tanto ci sentivamo per telefono», racconta. In queste telefonate lo aveva trovato rattristato: «Mi diceva: "non meritavo di esser trattato così, ho dato tutto me stesso alla causa della medicina. Ne prendo atto, vado avanti per la mia strada, consapevole del mio impegno e della mia onestà". Pensava di essere stato attirato in qualche trappola». Che fosse depresso, d'altra parte, lo aveva confessato lo stesso luminare in un'intervista al settimanale Oggi nel novembre scorso. «Mi sono trovato a un passo dalla morte, ma non era arrivata ancora la mia ora». Aveva detto, confessando di aver tentato di farla finita.

6 maggio 2009

L'Italia e la sua semi-libertà

La libertà di stampa si sta riducendo in tutto il mondo, anche in Italia. Nel rapporto 2009 di Freedom House, infatti il nostro Paese viene declassato per la prima volta da Paese 'libero' (free) a 'parzialmente libero' (partly free), unico caso nell'Europa Occidentale insieme alla Turchia. Le ragioni della retrocessione dell'Italia sono molteplici. Il rapporto esamina la libertà di stampa in 195 Paesi da quasi 30 anni (dal 1980): "Nonostante l'Europa Occidentale goda a tutt'oggi della più ampia libertà di stampa, l'Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell'eccessiva concentrazione della proprietà dei media".

Nella classifica generale l'Italia è al settantunesimo posto, a pari merito con Benin e Israele.

I Paesi più liberi dell'Europa Occidentale sotto il profilo della libertà di stampa, sono, a giudizio di Freedom House, l'Islanda (primo), la Finlandia e la Norvegia (secondi), la Danimarca e la Svezia (quarti). In pratica tutti i paesi scandinavi che sono anche in cima alla classifica generale. I primi Paesi non europei nella classifica mondiale della libertà di stampa redatta da Freedom House sono la Nuova Zelanda e la Repubblica di Palau, all'undicesimo posto a pari merito con il Liechtenstein. Gli Stati Uniti arrivano solo al ventiquattresimo posto, a pari merito con la Repubblica Ceca e con la Lituania (rientrano ampiamente comunque tra i Paesi che godono di una libera stampa). La situazione è particolarmente peggiorata, oltre che in Italia, nell'Est asiatico, mentre per alcuni Paesi dell'ex Unione Sovietica, del Medio Oriente e del Nord Africa Freedom House parla di vere e proprie intimidazioni nei confronti della stampa libera. Un significativo passo in avanti è stato registrato dalle Maldive, passate dalla categoria 'not free' a quella 'free' grazie all'adozione di una nuova costituzione che protegge la libertà di manifestazione del pensiero, e al rilascio di un importante giornalista, detenuto in carcere Decisi peggioramenti si sono registrati in Cambogia ('not free'), Paese nel quale sono aumentate le forme di intimidazione e di violenza nei confronti dei giornalisti; Hong Kong ('partly free'), a causa delle eccessive forme di pressione esercitate dalla Cina, la stessa Cina e Taiwan; Bulgaria, Croazia, Bosnia e Russia; Israele, dove le pressioni sui giornalisti sono fortemente aumentate nel corso dell'ultimo conflitto a Gaza; Senegal e Madagascar; Messico, Bolivia, Ecuador, Guatemala e Nicaragua.

5 maggio 2009

Il No! dell'Europa alle pellicce di foca


A larghissima maggioranza (550 voti favorevoli, 49 contrari e 41 astensioni), il Parlamento europeo ha approvato oggi, a Strasburgo, un regolamento che vieta la vendita nell’Ue di prodotti derivati dalle foche. Saranno ammesse eccezioni solo per gli animali uccisi nel contesto della caccia tradizionale degli esquimesi (inuit) o svolta ai fini della gestione sostenibile delle risorse marine, oppure se i prodotti derivati costituiscono Il nuovo regolamento, sul quale c’è già stato un compromesso con il Consiglio Ue che garantisce ora la sua rapida adozione formale ed entrata in vigore, mira a superare con una norma unica europea la frammentazione del mercato causata dalle diverse leggi nazionali, rispondendo allo stesso tempo alle preoccupazioni dei cittadini sul benessere delle foche. Da anni, le immagini cruente delle battute di caccia sulla banchisa in cui i cuccioli di foche vengono massacrati a bastonate, commuovono le opinioni pubbliche e motivano le campagne delle associazioni Con le nuove norme verrà vietata su tutto il mercato Ue la commercializzazione di prodotti ottenuti da animali che possono aver provato «dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza». Il regolamento si applicherà nove mesi e venti giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. In base al testo di compromesso con il Consiglio Ue, l’introduzione sul mercato comunitario di prodotti derivati dalle foche sarà autorizzate solo quando «provengono dalla caccia tradizionalmente praticata dagli Inuit e da altre comunità indigene e contribuiscono alla loro sussistenza». Inoltre, l’importazione di prodotti derivati dalle foche è autorizzata quando «è di natura occasionale ed è costituita esclusivamente da merci destinate all’uso personale dei viaggiatori o dei loro familiari». La vendita sul mercato Ue sarà anche autorizzata «unicamente su basi non lucrative» per gli articoli provenienti da sottoprodotti della caccia regolamentata dalla legislazione nazionale e »praticata al solo scopo di garantire una gestione sostenibile delle risorse marine». In entrambi i casi, il tipo e la quantità di questi prodotti non dovranno essere tali da far ritenere che l’importazione e la vendita possa avere finalità commerciali. Entro nove mesi dall’ entrata in vigore del regolamento, gli Stati membri dovranno stabilire le sanzioni da applicare in caso di violazione delle sue disposizioni, e prendere tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione. Le sanzioni dovranno essere «effettive, proporzionate e dissuasive» e andranno notificate alla Commissione europea. Inoltre, due anni dopo l’entrata in vigore, e successivamente ogni quattro anni, gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione una relazione in cui illustrano le azioni intraprese per attuare il regolamento. La Commissione presenterà un rapporto al Parlamento europeo e al Consiglio Ue sull’applicazione del regolamento entro i dodici mesi che seguono la fine di ogni periodo.

4 maggio 2009

Dell'Utri: «Mussolini? Era troppo buono»

Benito Mussolini visto con gli occhi di Marcello Dell’Utri. Il senatore del Pdl, tra i fondatori di Forza Italia, ne parla a lungo in una intervista alla trasmissione di Klaus Davi. «Mussolini - sostiene Dell’Utri - ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come poteva essere Stalin. Leggendo i diari, giorno per giorno, per 5 anni dal ’35 al ’39, cioè alla vigilia della decisione di entrare in un conflitto mondiale già iniziato, le posso assicurare - spiega - che trovo Mussolini un uomo straordinario e di grande cultura. Un grande scrittore, alla Montanelli, i suoi diari sembrano cronache di un inviato speciale, con frasi brevi e aggettivazioni efficaci come raramente ho letto». «Non è colpa di Mussolini - aggiunge l’esponente azzurro - se il fascismo diventò un orrendo regime. Ci sono testimonianze autografe del duce in cui critica i suoi uomini che hanno falsato il fascismo, costruendosene uno a proprio modo, basato sul ricatto e sulla violenza. Il suo fascismo era di natura socialista». Secondo Dell’Utri «sono state le sanzioni a costringere Mussolini a trovare un accordo con la Germania di Hitler. Se non ci fossero state le sanzioni, probabilmente non si sarebbe mai alleato con Hitler che non stimava per niente, anzi temeva. Ci sono pagine inedite, scritte da Mussolini su questi anni, che faranno discutere molto e che dimostrano la disaffezione del duce nei confronti del Furher, tanto che definisce il suo Mein Kampf un rigurgitevole testo». Quanto alle leggi razziali, «nei suoi diari - afferma il parlamentare del centrodestra - Mussolini scrive che le leggi razziali devono essere blande. Tra gli Ebrei, il duce, spiega di avere i suoi più cari amici e si chiede perché seguire Hitler con le sue idee sulle razze ariane, razze pure che non esistono». «Non ho paura - dice ancora Dell’Utri - di diventare impopolare con queste rivelazioni, perseguo solo la ricerca della verità. Io non ho alcuna intenzione di fare apologia né del fascismo né di Mussolini. Ho scoperto nei diari di Mussolini la figura di un grande uomo. Ha commesso errori ed è già stato condannato dalla storia. Ma da questi scritti viene fuori una figura diversa da quella che ci è stata propinata dagli storici dei vincitori, non era un buffone, non era un ignorante e tantomeno un sanguinario. Era un uomo buono. Mussolini era solo una brava persona che ha fatto degli errori». Ultimo argomento al quale Dell’Utri dedica la sua attenzione, quelo del rapporto del dittatore con le donne: "A palazzo Venezia, con le donne il duce usava la tecnica musica e magia. Negli anni, dal ’35 al ’39 Mussolini non aveva amanti, ma solo fugaci incontri e faceva quello che oggi si riassume in: musica (tromba) e magia (sparisci). L’unica donna che lo colpì profondamente fu Claretta che viene descritta, in una pagina del 16 Ottobre del ’36, in maniera straordinaria e si capisce quanto Mussolini ne fosse innamorato».

1 maggio 2009

Buon 1 Maggio a tutti i lavoratori (onesti!!)

Giorgio Coccobello - Perdere il Lavoro

Buonasera a tutti. Voglio innanzitutto dare gli auguri di primo Maggio a tutti i lavoratori onesti (l'ho scritto anche nel titolo) perché dare gli auguri anche a quelli NON onesti è inutile perché quei soldi che guadagnano non sono puliti perciò sporchi e contro la loro coscienza (sempre se ne hanno un po'). La canzone che ho messo non è per ridicolizzare il lavoratore stesso ma è per riderci un po' su su tutte le problematiche che lo colpiscono che come sappiamo sono innumerevoli quindi ci scherziamo su con questa canzone comica che in fondo in fondo ha un suo messaggio anche se un po' cretina basta coglierlo no!?!? , perciò non pensate male mi raccomando :-). Ancora buon 1 Maggio ai lavoratori.